Biografia

Massimo Renzi

Massimo Renzi nasce a Senigallia (1966), dove risiede e lavora come informatico. Si avvicina alla fotografia in età giovanissima, percorrendo l’iter formativo proposto dai vari gruppi fotografici presenti in una città (Senigallia) dove la fotografia è fortemente radicata nel tessuto sociale e culturale.
Nel 1995 entra a far parte dello storico gruppo “Centro Studi Marche”, poi divenuto “I Fotografi del Manifesto”, che annovera tra le sue fila maestri indiscussi quali Mario Giacomelli, Enzo Carli, Ferruccio Ferroni, Gianni Berengo Gardin, oltre ad altri grandi fotografi come Giorgio Cutini, Luigi Erba, Aristide Salvalai, Francesco Sartini, Paolo Mengucci, Sofio Valenti, cui si aggiungeranno poi Marco Melchiorri e Loriano Brunetti.
Il periodo è quello in cui il gruppo sta elaborando le matrici teoriche  del “Manifesto”, e il clima è caratterizzato da una palpabile ed elettrizzante tensione culturale.
Massimo Renzi ne rimane affascinato ed inizia ad apprendere significati nuovi e inaspettati del fare fotografia,  e col tempo  diviene uno degli esponenti del gruppo più attivi nella ricerca e nelle proposte, con una particolare attenzione critica al linguaggio visivo.
Nel  corso degli anni ha elaborato una propria poetica e un’analisi critica, spesso nella direzione di una fotografia che prospetta provocazioni linguistiche e sconfinamenti concettuali.
Le sue foto e i suoi interventi critici sono pubblicati in numerosi volumi fotografici.

Vivo la fotografia come strumento d’analisi introspettiva, per capire me stesso attraverso il  riflesso del mondo circostante.
 Amo indagare nella realtà intima e minuta del quotidiano, alla ricerca di quegli elementi che possano conferire dimensione fisica al mio universo interiore.
Fotografo per necessità intellettuale e non per diletto o per narcisismo, il che mi porta ad alternare fasi di intensa produzione a lunghi periodi di pausa, durante i quali il mio fare fotografia si sposta su un livello contemplativo e apparentemente inerte, ma assolutamente necessario alla comprensione del vissuto e del suo equivalente visivo che vorrà, prima o poi,  farsi immagine.
Credo fermamente nella forza dell’interazione tra l’immagine fotografica e la parola scritta, senza sudditanza alcuna dell’una nei confronti dell’altra; né illustrazione né didascalia, espressioni artistiche che brillano entrambe di luce propria, ma che si amplificano reciprocamente nella loro compenetrazione,
quando un’immagine può rispecchiarsi in una poesia.

Massimo Renzi