"Ciò che è fuori di te è una proiezione di ciò che è dentro di te, e ciò che è dentro di te è una proiezione del mondo esterno" (H.Murakami)



Mario Giacomelli usava parole semplici. 
Ai giovani smaniosi di farsi notare per le loro abilità tecniche era solito dire: "Bella foto, certo.. Ma perchè tanto sforzo per un poster o una cartolina che potete trovare altrettanto bella e già pronta dal tabaccaio all'angolo?"
Tra quei "giovani", un tempo, c'ero pure io.  E, a dire il vero, nonostante un certo bagaglio tecnico ormai acquisito, le mie  cartoline  non erano nemmeno particolarmente belle. 
Inconsciamente sentivo più mie quelle immagini imperfette, appesantite dai grigi, sporche, mosse, sfocate, rispetto a quelle poche fotografie aggraziate che di tanto in tanto mi capitava di fare, buone per le giurie dei concorsi fotoamatoriali.
I più storcevano il naso davanti alle mie foto grigie, alcuni le trovavano di un qualche interesse.
Quando fu il momento, la scelta  –inevitabile-  tra il compiacere i più per un'effimera gratifica dell'ego e la soddisfazione di realizzare qualcosa in sintonia col mio modo di essere e di vedere non m'impegnò più di un minuto, a vantaggio della seconda opzione.
Questa scelta ha fatto sì che la fotografia diventasse per me, nel tempo, un'imprescindibile pratica introspettiva, uno strumento di autoanalisi che prende a prestito la dimensione del reale per produrre immagini quanto più fedeli ed equivalenti al mio universo interiore.
Oggi come allora, non vivo di fotografia. Ma non potrei vivere senza.

Massimo Renzi

Due Lune

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The equivalents reloaded

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Studio d'interni #spleen

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Superfici (in)significanti

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nient'altro che de bianco

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Il silenzio gridato

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Gabbiani

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Alberi

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Formattazioni

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Tra visibile e invisibile

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Così come la morte

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Le forme della città

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